Era una calda serata di Luglio, il vostro affezionatissimo (ma chi ci crede?) era alquanto annoiato, l’amico Morselli anche e la cumpa sinica che ci accompagna stava scivolando nella routine.
Mentre cercavo di distrarmi dalla noia guardando un film di azione (Commando), nella scena in cui Shwarzenegger scende da un canotto in mutande e tira fuori da una borsetta della Pucca un bazooka, due mitragliatrici, una pistola, sei granate, un machete, le chiavi di casa, il portafortuna, il cellulare, l’ipod, la lista della spesa, la tessera della biblioteca, la foto del suo barboncino ed un pacchetto di mentos per poi procedere alla solita battaglia lui-contro-i-mafiosi-cattivissimi ho avuto l’illuminazione. “perche’ non farlo anche noi???”. Recupero April ed il Mors al telefono, ci si mette d’accordo, si prenota e ci si rivede qualche weekend in seguito, 7 del mattino, freschi come due rose che non hanno domito un cazzo per tutta la notte prima (causa scarica di adrenalina ante tempore), entriamo allo Starbucks e Luca ordina due caffe’ e due brioches. Non chiedetemi come ha fatto, dato che lo Starbucks era chiuso, ma ci e’ riuscito. Mistero di Morselli.
Secondo il piano dovevamo essere massimo una decina, ma - sempre per ragioni sulle quali e’ meglio non indagare - alla fine eravamo 27, quasi il triplo. Quindi aspetta che Tizio viene, Caio arriva, Sempronio lo incontriamo dopo, Flaminio e’ gia’ li’, Sergio non sa la strada, ca$$i e ma$$i vari e arriviamo a destinazione alle 9.

Caronte ci da' un passaggio Ad attenderci una simpatica barchetta con un ometto ai remi, affettuosamente ribattezzato “Caronte” da me e dal sergente Morselli, che ci traghetta a gruppi di 6 dall’altra parte dell’ Averno del fiume.non senza qualche imprevisto, tipo il fatto che la barca si e’ ribaltata mentre l’ultimo gruppo di sfigati sconosciuti amici di qualcuno stava attraversando, costringendo i poveracci a farsi la traversata a nuoto.

Una volta arrivati, un ometto simpatico quanto il sergente Hartman ci conduce attraverso la giungla (si, era giungla sul serio come vedete dalla foto.). Il tempo di ribaltarmi su un’altalena di corda e bambu’ mentre parlo con il capitano Morselli di fornitori e di ex colleghi dell’universita’ e ci chiamano per il briefing. Breve introduzione alle armi (AK47, M16, M14, UZI), uso del caricatore, inserimento e slacciamento della sicura, modalita’ di fuoco (fuoco singolo o a ripetizione), distanze di fuoco (vietato sparare a chicchessia entro i 5 metri altrimenti gli fai male sul serio), uso delle maschere protettive, divisione in squadre, foto tipo “i ragazzi del 1918″ e poi finalmente ci piazzano in mano le armi.

Io ed il tenente Morselli facciamo squadra la Giungla luogo degli scontrifissa, la prima partita la usiamo un po’ per capire come muoverci, appostarci, coprirci in caso di fuoco eccetera. Le armi pesano, partiamo dalle retrovie e dobbiamo capire come muoverci, quindi arriviamo al fronte quasi a fine partita, illesi e senza aver sparato un colpo, la nostra squadra ha vinto.
Momento di riposo e poi si riprende con la seconda partita, stavolta il nemico tenta l’assalto quindi l’obiettivo e’ tenere la posizione a tutti i costi. Usciamo dalla zona sicura, stiamo bassi, tempo 2 minuti e iniziano a spararci addosso. Il sottoscritto si ripara dietro un albero, si volta..e non trova piu’ il maggiore Morselli che fino ad un secondo prima era al suo fianco. Occhiata in giro e scopro che ci han preso di sprovvista e siamo tutti abbastanza sparsi. Mi appropinquo in una trincea insieme ad altri due tizi (non capisco chi sono per via delle maschere) ma i nostri movimenti non risultano nascosti al nemico, che ci sparacchia addosso senza badare a risparmiare le munizioni. Uno dei due nella trincea si leva di torno e tenta -senza molta fortuna- una sortita, il sottoscritto sente le pallottole che gli fischiano tra le orecchie, e decide che e’ il momento di premere il grilletto e di rispondere al fuoco anche per lui. Intanto, complice anche la resistenza degli altri, credo che si sia aperta la possibilita’ di uscire dalla trincea dove mi avevano inchiodato, striscio fuori, raggiungo un tale sdraiato un paio di metri fuori rispetto a dove ero io che appena mi vede mi intima al silenzio con il segno delle dita. Poi mi fa segno che un cecchino del nemico e’ ad una decina di metri da noi, e che almeno un altro soldato nemico e’ appostato due alberi dopo il nostro, il tutto mentre alla nostra destra si spara della grossa. Tempo di sparare qualche colpo e vengo colpito anche io, probabilmente dal cecchino. Mi alzo, tengo il fucile sopra la testa e lascio il campo come gli altri eliminati. Dopo qualche momento anche il brigadiere Morselli mi raggiunge e verso la fine della partita esce anche April che mi dice che dei nostri ne era rimasto solo uno oltre a lei,  mentre ce ne sono almeno altri due per il nemico. Partita chiusa con la vittoria del nemico, anche se se la e’ dovuta suL'eroico Morselli in divisadare.

Piove. Rancio a base di manicaretti locali sbobbone consistente in riso, brodo di dubbissima provenienza, verze, carne non meglio identificata e polpo (non so come ci e’ arrivato li’, del polpo.). La pioggia si ingrossa e fa temere che la partita possa essere cancellata, poi pero’ si affievolisce fin quasi a sparire quindi riprendiamo in mano l’equipaggiamento, ci diamo una sistemata e ci infiliamo di nuovo nella giungla, non prima di aver salutato cortesemente un simpatico ragazzo che aveva detto a me e a Luca “you will die”.

Il terreno e’ umido, si sprofonda, ora io e l’ammiraglio Morselli abbiamo capito i fondamenti, ci si muove piu’ velocemente rispetto a prima, siamo piu’ bassi e meno visibili. Arriviamo nella terra di nessuno che hanno iniziato da poco a sparare e localizziamo in un canneto il luogo di provenienza degli attacchi. I nemici si sono nascosti ed appostati li’, 10 metri alla nostra sinistra i colleghi hanno iniziato ad entrare nel canneto e a tentare di prendere controllo della zona, ma nella nostra area siamo molti di meno. Noi prendiamo fuoco sporadico da destra e un paio dei nostri sono gia’ usciti sconfitti dal canneto. Dopo esserci coperti bene all’inizio perdo di nuovo di vista l’eroico Morselli, partito all’attacco con un paio di altri cinesi. Dato che non mi andava di stare li’ a fare nulla decido, con molta circospezione di April in divisa strisciare fin dentro al canneto (che goduria il fatto che le uniformi non le devo lavare io!!!). Raggiungo un commilitone, che mi fa segno della direzione da dove arriva il fuoco. Ci si muove ancora un po’ all’interno, il tipo furbescamente spara e rivela la nostra posizione, viene beccato ma io ho l’occasione di ripararmi e rispondere al fuoco. Ritirata fuori, ritorno nel canneto, scorgo il nemico, mi ritiro di nuovo, arrivano i rinforzi che nel frattempo han ripulito in buona parte l’altra area del canneto. Una entra e rimane colpita. L’altra/o (non ho capito) mi segue, gli mostro dove e’ il nemico, il sottoscritto e il comandante in capo Morselli tra la prima e la seconda battagliainiziamo a muoverci, schermaglia e.. si  arrendono ! La posizione e’ nostra ! Pochi secondi dopo la partita finisce, e la nostra squadra ha vinto di nuovo e io sono tra uno dei vincitori. ! Tornando alla base dove dobbiamo riconsegnare i fucili incontro il generale Morselli (caduto durante il suo eroico attacco) ed April. Siamo rimasti in pochini e sono gasatissimo per essere tra i vincitori.

Poco dopo arriva un altro gruppo di giocatori, ma sembrano degli esaltati, anche perche’ questi non sono contenti di poter usare le armi del centro dove siamo, no..un paio di loro hanno delle mitragliatrici dotate di treppiede, fucili con mirini telescopici, cartuccere, caschi da aviatore eccetera.. in piu’ sono cosi’ professionali da ferirsi e urtare un bambino mentre si stanno ancora vestendo.. sono ormai le 5 passate e decidiamo di andarcene, dopo 3 battaglie e 7 ore di combattimenti. (io e Luca saremmo rimasti volentieri ancora un po’.ma non con i mona di qui sopra).

Alla fin della fiera una bella esperienza, sicuramente da rifare, che permette di creare un ottimo spirito di squadra tra coloro che ci partecipano. Indubbiamente ci sono dei pericoli relativi all’uso delle armi ed al fatto che, in ogni caso, si usano proiettili di simil ceramica. Bisogna anche tener conto della stanchezza : si corre tutto il giorno a ritmi serrati con una divisa militare, maschera e armi addosso (i fucili pesano una media di due chili l’uno) strisciando nel fango, camminando carponi o sulle ginocchia, respirando male causa maschera (ho dovuto prendere le medicine per l’asma dopo ogni partita) e sudando come cammelli. Il tutto e’ compensato dalla scarica di adrenalina che permette di sopportare meglio gli sforzi, ma e’ anche vero che quando l’adrenalina passa ci si sente pieni di doloretti, specie alle gambe (che 800px-AirsoftRockField hanno lavorato parecchio). Detto da chi e’ stato colpito alla spalla posso dire che i proiettili non fanno molto male : piu’ o meno lo stesso dolore di un’iniezione, ma so che in giro ci sono idioti che usano proiettili piombati, che sicuramente fanno molto piu’ male.  Anche dal punto di vista della sicurezza non c’e’ molto da temere in quanto le armi vengono distribuite prima di ogni battaglia e ritirate alla fine della stessa, vengono tenute al sicuro, scariche e con la sicura inserita. Una volta che uno e’ stato colpito durante la battaglia basta che questo si alzi tenendo le mani in alto ed il fucile sopra la testa e gli altri giocatori non spareranno nella sua direzione, nel campo sono presenti istruttori/sicurezza che stanno attenti che tutti rispettino le regole e sono presenti per tutte le emergenze.

In conclusione una grande esperienza, da provare assolutamente ma con gente di cui ci si fida e che si sa evita di fare l’idiota a tutti i costi pur di essere simpatico. A noi e’ andata alla grande e ci siamo divertiti parecchio..

sulla via del ritorno April ed il Mors sulla piroga di Caronte mentre torniamo....